Bowling for Canada

MONTREAL, Canada. Qualche anno fa, in quello che è forse il suo documentario più riuscito, Bowling for Columbine, Michael Moore sosteneva la sua critica all’uso delle armi negli Stati Uniti attraverso un paragone con i vicini del Canada. Questo paese, suggeriva Moore, può essere considerato un esempio virtuoso, con una legge da poco promulgata che ha introdotto il porto d’armi e un tasso di omicidi di molto inferiore alla media americana. Memorabile era in particolare la scena in cui Moore e la sua troupe entravano senza bussare nelle case di una città canadese, per far vedere al pubblico che in Canada la vita è così sicura da rendere serrature e allarmi del tutto inutili. La recente campagna dei conservatori canadesi per abolire il registro delle armi, insieme ad alcuni episodi di follia omicida nelle scuole canadesi che ricordano da vicino la tragedia americana di Columbine, insinuano però più di un dubbio su questa interpretazione.
Registro d’armi Una settimana fa, in una drammatica seduta del parlamento canadese, i sostenitori dell’abolizione del registro d’armi sono arrivati molto vicini ai loro obiettivi, perdendo la votazione per soli 153 voti a 151. Il primo ministro Stephen Harper, schierato dalla parte degli sconfitti, ha però dichiarato dopo la votazione che “l’opposizione al registro delle armi da fuoco è più forte che mai e, con il voto di questa sera, la sua abolizione è più vicina. Continueremo la nostra battaglia fino alla vittoria finale”. Tom Flanagan, politologo ed ex consigliere di Harper, ha aiutato a capire la posta in gioco in un’intervista a Le Devoir, il quotidiano francofono più prestigioso di Montreal. Secondo Flanagan, quando il registro delle armi fu creato, nel 1995, era molto popolare, con solo il 20-25 per cento della popolazione ad opporvisi. Oggi i contrari sono invece circa il 45 per cento della popolazione, molto più degli elettori del Partito Conservatori. Una tale campagna, dunque, rappresenta un grande potenziale di crescita per questo partito.
Come a Columbine Il piccolo scoop di un giornale universitario di Montreal, il Concordian, rilanciato in breve dalla stampa nazionale ed estera, ha ricordato a tutti uno degli avvenimenti più traumatici della storia recente di questa città, il massacro al Dawson College nel 2006. Due settimane fa, infatti, gli studenti-giornalisti del Concordian hanno scoperto infatti sulla rete un videogioco online che riprendeva gli eventi dell’infame pomeriggio, in cui la diciottenne Anastasia DeSousa rimase uccisa, e altri diciannove studenti feriti. Montreal non è del resto nuovo ad episodi del genere. Sono trascorsi poco più di vent’anni da un episodio spaventosamente simile in ferocia e dimensioni alla strage della Columbine High School negli Stati Uniti, a cui si riferiva il titolo del documentario di Moore. A Columbine, due ragazzi avevano ucciso a colpi di fucile dodici coetanei e un insegnante. A Montreal, nel 1989, cui uno studente di ingegneria in preda a un delirio anti-femminista massacrò a colpi di fucile quattordici studentesse del Politecnico di Montreal, separando le donne dagli uomini prima di sparare e urlando “I hate feminists”. Una ferita ancora aperta per la città e l’intero paese, ricordato nel 2008 dal film Polytechnique di Denis Villeneuve, il regista del Quebec il cui ultimo lavoro, Incendi, è stato acclamato dal pubblico della recente Mostra del cinema di Venezia. Nonostante queste storie siano ancora nella memoria degli abitanti di Montreal, i conservatori hanno buon gioco a insistere su leggi meno restrittive per il possesso di armi da fuoco. Chissà allora se, in futuro, Michael Moore non ci pensi due volte prima di entrare senza bussare in casa della gente.






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