La crisi dei Grünen, un piccolo Obama tedesco e l’ambientalismo al tempo della crisi

Categorie: Approfondimenti

In un articolo uscito il 13 novembre scorso, il settimanale tedesco Die Zeit metteva in risalto un’apparente contraddizione: “cambiamento climatico, energia rinnovabile, riciclaggio: mai i temi verdi sono stati importanti come ora, e mai i Verdi si sono trovati così in difficoltà. La loro battaglia politica sembra oggi decisiva, eppure questo non sembra andare a loro favore”.

Il partito dei Grünen tedeschi rappresenta un po’ il padre fondatore di tutti i partiti verdi europei e, mentre in Italia le varie sigle con cui si sono presentati gli ambientalisti non hanno mai raccolto grande consenso a livello nazionale, in Germania viaggiano stabilmente intorno all’8-10 per cento, e hanno fatto parte del governo rosso-verde del socialdemocratico Schröder dal 1998 al 2005. Entrato a far parte dei pochissimi partiti (attualmente sono cinque) che in Germania superano stabilmente lo sbarramento del cinque per cento di voti alle elezioni federali negli anni Ottanta, ovvero in un periodo in cui le grandi catene di supermercato potevano ancora permettersi di produrre imballaggi sempre più vistosi e meno sostenibili, i Verdi affrontano la più grande crisi della loro storia proprio oggi, quando l’importanza delle tematiche a loro care è diventata una realtà davvero condivisa. Come si può spiegare una parabola del genere? L’ascesa dell’ambientalismo dovrebbe coincidere con la fine degli ambientalisti?

La stessa elezione a leader di Cem Özdemir, immigrato turco di seconda generazione, che è stata salutata in Italia come una specie di piccolo caso Obama, nasconde dietro di sé una nuova consapevolezza dei dirigenti del partito tedesco: per sopravvivere è necessario aprire ad altri temi oltre all’ambiente, primi tra tutti l’integrazione. Se infatti persino i liberali della FDP, che si trovano all’estremo opposto dello spettro politico rispetto ai Verdi, cominciano a trattare le tematiche ambientali con una certa attenzione, significa che il loro spazio politico si sta riducendo, che la loro stessa identità è in crisi.

Intervistata per Il Contesto, Krista Sager, vice-presidente del gruppo parlamentare dei Verdi al Bundestag di Berlino, ha dichiarato che i Verdi non sono mai stati un “Punkt-Partei”, un partito incentrato su un solo tema, e men che meno lo possono essere in questo momento. Secondo la Sager, la peculiarità dei Verdi tedeschi sarebbe invece “quella di puntare programmaticamente su cose che non sono utili solamente nella prospettiva del presente, ma anche in quella del futuro: come l’istruzione, la ricerca scientifica, l’integrazione delle popolazioni immigrate”. E la questione ambientale? Secondo la Sager, anche in Germania c’è ancora molto da fare, soprattutto in un periodo di crisi economica, in cui si può avere la tentazione di prescindere dai problemi ‘verdi’. “Anche per questo siamo qui”, conclude, “per evitare che questo possa accadere”.

Simone Natale

In Italia invece i verdi sono in crisi anche se l'ambientalismo non se lo fila nessuno Smile

Rispetto alla divertente chiosa di Giulia, mi pare che la crisi dei verdi tedeschi e quella dei verdi italiani abbiano presupposti differenti: se i primi sono in crisi perchè, una volta divenuta senso comune la loro battaglia, essi non ne sono più gli esclusivi detentori o rappresentanti e la loro offerta politica rischia di diventare un sottoinsieme dell'azione programmatica di altri schieramenti, gli ambientalisti italiani sembrano invece essere in una profonda crisi di credibilità sociale e politica. Questo disturba e dispiace non tanto per le sorti degli esponenti politici di riferimento(Pecoraro Scanio...) quanto perchè ne consegue che in Italia nessuno rappresenta le tematiche ambientali nel dibattito politico. In Germania la consapevolezza ambientale è divenuta patrimonio condiviso, facendo perdere un tratto quasi identitario ai suoi rappresentanti politici e generandone la crisi, qui la crisi del partito colpisce direttamente la forza e la rappresentatività delle tematiche ambientali nell'ambito delle decisioni politiche. Ricordo che Altero Matteoli, ministro dell'ambiente dei primi tre governi Berlusconi, si era detto contrario all'eolico perchè i mulini avrebbero deturpato il bel paesaggio italiano. Questa dichiarazione rivela tanto un abito mentale un pò datato, quanto una curiosa affinità con gli interessi dei produttori di energia da petrolio. Suona semplificativo o qualunquista, ma è difficile digerire affermazioni come quelle di Matteoli senza batter ciglio, soprattutto dopo aver visitato paesi come Olanda, Belgio, i paesi scandinavi la stessa Germania. Ecco dunque che forse il nostro problema è più di natura sociale che politica: forse la nostra svolta, ancor prima di eleggere un immigrato alla segreteria di un importante partito politico, dovrebbe proprio riguardare la diffusione e il radicamento di una consapevolezza ambientale all'interno della società.

Tazio

Sono molto d'accordo con Tazio: in effetti i verdi in Italia non sono praticamente mai esistiti, mentre i Verdi tedeschi, al governo per sette anni con l'Spd di Schroeder, hanno fatto un gran lavoro di sensibilizzazione collettiva su questo tema. Con il risultato che ora sulle questioni ambientali in Germania sono così avanti che i Verdi stessi faticano a essere ancora percepiti come all'avanguardia.
Un saluto

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