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 <title>C-Lab: news dai C-Labbers</title>
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 <description>la lista delle news inserite dai clabber</description>
 <language>it</language>
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 <title>Startup School a Mind the Bridge - San Francisco </title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/startup-school-a-mind-bridge-san-francisco</link>
 <description>&lt;p&gt;A tutti i C-Labbers!  &lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;Se avete un&#039;idea di business che volete realizzare, una Startup pronta al lancio o anche solo un&#039;idea nel cassetto... sono aperte le iscrizioni per le edizioni estive della Startup School di Mind the Bridge a San Francisco!3 intense settimane in Silicon Valley per imparare tutto quello che c&#039;è da sapere su come sviluppare la propria idea imprenditoriale, strutturare il proprio progetto, creare contatti e partire con la propria venture.   &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;2 posti riservati ai C-Labbers!!!  &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&amp;gt;&amp;gt;&amp;gt; Tutte le info su &lt;a href=&quot;http://gymnasium.mindthebridge.org/&quot; title=&quot;http://gymnasium.mindthebridge.org/&quot;&gt;http://gymnasium.mindthebridge.org/&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.clab.fondazionecrt.it/files/imagecache/per_news/immagini_news/Mtb_logo_blu.png?time=456f0b0a26cc0a958b6639aa9426edb6&quot; alt=&quot;Mind The Bridge&quot; title=&quot;Mind The Bridge&quot;  class=&quot;imagecache imagecache-per_news&quot; /&gt;
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 <pubDate>Wed, 18 Apr 2012 00:07:53 +0200</pubDate>
 <dc:creator>FedericaProtti</dc:creator>
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 <title>Piemonte e Cina: mostra Multimediale &quot;Sotto lo Stesso Cielo&quot;</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/piemonte-e-cina-mostra-multimediale-sotto-lo-stesso-cielo</link>
 <description>&lt;p&gt;Piemonte e Cina: Mostra multimediale “Sotto lo stesso cielo&quot;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Foto di: Erika Orlandi, Federica Borgato, Marco Vacca, Giorgio De Camillis, Hu Xu.&lt;br /&gt;
Video riprese: Federica Borgato, Corrado Pastore, Fabio Nalin.&lt;br /&gt;
Montaggio video: Chiara Mossetti.&lt;br /&gt;
A cura di: Avvicina&lt;br /&gt;
In collaborazione con: MAO - Museo d’Arte Orientale&lt;br /&gt;
Con il patrocinio di: Centro UNESCO di Torino, Città di Torino,  Circoscrizione 7 di Torino,  Comune di Barge&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Torino – MAO- Museo d’Arte Orientale, Via San Domenico 11&lt;br /&gt;
Dal 19/03/11 al 27/03/11 -Orario mostra dalle 10.00 alle 18.00. Lunedì chiuso.&lt;br /&gt;
Inaugurazione Sabato 19 marzo 2011 ore 15 - Ingresso libero&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Barge- Biblioteca Comunale, Via Monviso 1&lt;br /&gt;
Dal 02/04/11 al 30/04/11- Orario mostra: martedì - mercoledì - venerdì - sabato ore 14 – 19&lt;br /&gt;
mercoledì ore 20 – 22 giovedì ore 9 - 12&lt;br /&gt;
Inaugurazione 2 Aprile 2011 ore 15 -Ingresso libero&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;“Sotto lo stesso cielo” è una mostra multimediale dedicata ai Cinesi in Piemonte.  I Cinesi si raccontano e vengono raccontati attraverso foto, videointerviste e articoli. Opere e Materiale esposti in versione bilingue cinese-italiano, video sottotitolati.&lt;br /&gt;
Attraverso un percorso fotografico che racconta l’immigrazione cinese dalle origini, i visitatori potranno gettare uno sguardo sulle comunità cinesi di Barge, Bagnolo e Torino.&lt;br /&gt;
La mostra, che spazia da fotografie in stile reportage (Erika Orlandi, Marco Vacca) al ritratto (Federica Borgato, Hu Xu, Giorgio de Camillis), utilizzando il linguaggio della fotografia, racconta in  maniera artistica e fresca storie di immigrazione, modalità di integrazione e l&#039;evoluzione che questa comunità sta vivendo ai giorni nostri. Sì, perché quella cinese non è una comunità monolitica né composta da persone identiche fra loro, ma un mosaico che vuole raccontarsi ed essere raccontato per non essere più “invisibile”. Tramite le videointerviste, sarà possibile confrontarsi direttamente con i cinesi, che si auto-racconteranno alla società ospitante e ai loro connazionali.&lt;br /&gt;
L’idea di questa mostra nasce dall’esigenza di creare luoghi di incontro per far conoscere e comprendere i molteplici aspetti delle comunità cinesi a Torino e a Barge-Bagnolo all’interno dei contesti ospitanti. Si è partiti dal presupposto di rivolgere questa iniziativa non soltanto agli Italiani, ma anche ai Cinesi che vivono e lavorano sul territorio. Infatti, i cinesi non sono solo stranieri in una terra straniera, ma sono anche estranei alla storia di migrazione della loro comunità.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;per info: &lt;a href=&quot;mailto:photo@erikaorlandi.com&quot;&gt;photo@erikaorlandi.com&lt;/a&gt;  &lt;a href=&quot;http://www.erikaorlandi.com&quot; title=&quot;www.erikaorlandi.com&quot;&gt;www.erikaorlandi.com&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

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 <category domain="http://www.clab.fondazionecrt.it/category/categorie/accade-a-torino">Accade a Torino</category>
 <pubDate>Tue, 15 Mar 2011 21:30:50 +0100</pubDate>
 <dc:creator>ErikaOrlandi</dc:creator>
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 <title>Bowling for Canada</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/bowling-canada</link>
 <description>&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;MONTREAL, Canada. Qualche anno fa, in quello che è forse il suo documentario più riuscito, &lt;a href=&quot;http://www.imdb.com/title/tt0310793/&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;Bowling for Columbine&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, Michael Moore sosteneva la sua critica all’uso delle armi negli Stati Uniti attraverso un paragone con i vicini del Canada. Questo paese, suggeriva Moore, può essere considerato un esempio virtuoso, con una legge da poco promulgata che ha introdotto il porto d’armi e un tasso di omicidi di molto inferiore alla media americana. Memorabile era in particolare la scena in cui Moore e la sua troupe entravano senza bussare nelle case di una città canadese, per far vedere al pubblico che in Canada la vita è così sicura da rendere serrature e allarmi del tutto inutili. La recente campagna dei conservatori canadesi per abolire il registro delle armi, insieme ad alcuni episodi di follia omicida nelle scuole canadesi che ricordano da vicino la tragedia americana di Columbine, insinuano però più di un dubbio su questa interpretazione. &lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;Registro d’armi&lt;/strong&gt; Una settimana fa, in una drammatica seduta del parlamento canadese, i sostenitori dell’abolizione del registro d’armi sono arrivati molto vicini ai loro obiettivi, perdendo la votazione per soli &lt;a href=&quot;http://www.bloomberg.com/news/2010-09-22/harper-may-win-voters-by-losing-bid-to-end-canada-rifle-shotgun-registry.html&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;153 voti a 151&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;. Il primo ministro Stephen Harper, schierato dalla parte degli sconfitti, ha però dichiarato dopo la votazione che “l’opposizione al registro delle armi da fuoco è più forte che mai e, con il voto di questa sera, la sua abolizione è più vicina. Continueremo la nostra battaglia fino alla vittoria finale”. Tom Flanagan, politologo ed ex consigliere di Harper, ha aiutato a capire la posta in gioco in un’intervista a &lt;a href=&quot;http://www.ledevoir.com&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;Le Devoir&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, il quotidiano francofono più prestigioso di Montreal. Secondo Flanagan, quando il registro delle armi fu creato, nel 1995, era molto popolare, con solo il 20-25 per cento della popolazione ad opporvisi. Oggi i contrari sono invece circa il 45 per cento della popolazione, molto più degli elettori del Partito Conservatori. Una tale campagna, dunque, rappresenta un grande potenziale di crescita per questo partito. &lt;strong&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;strong&gt;Come a Columbine&lt;/strong&gt; Il piccolo scoop di un giornale universitario di Montreal, il &lt;a href=&quot;http://www.theconcordian.com/news/online-video-game-invites-players-to-re-enact-dawson-shooting-1.1596767&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;Concordian&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, rilanciato in breve dalla stampa nazionale ed &lt;a href=&quot;http://www.cbc.ca/canada/montreal/story/2010/09/14/dawson-college-video-game.html&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;estera&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, ha ricordato a tutti uno degli avvenimenti più traumatici della storia recente di questa città, il massacro al Dawson College nel 2006. Due settimane fa, infatti, gli studenti-giornalisti del Concordian hanno scoperto infatti sulla rete un videogioco online che riprendeva gli eventi dell’infame pomeriggio, in cui la diciottenne Anastasia DeSousa rimase uccisa, e altri diciannove studenti feriti. Montreal non è del resto nuovo ad episodi del genere. Sono trascorsi poco più di vent’anni da un episodio spaventosamente simile in ferocia e dimensioni alla strage della &lt;a href=&quot;http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_della_Columbine_High_School&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;Columbine High School &lt;/span&gt;&lt;/a&gt;negli Stati Uniti, a cui si riferiva il titolo del documentario di Moore. A Columbine, due ragazzi avevano ucciso a colpi di fucile dodici coetanei e un insegnante. &lt;a href=&quot;http://archives.cbc.ca/society/crime_justice/topics/398/&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;A Montreal, nel 1989&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, cui uno studente di ingegneria in preda a un delirio anti-femminista massacrò a colpi di fucile quattordici studentesse del Politecnico di Montreal, separando le donne dagli uomini prima di sparare e urlando “I hate feminists”. Una ferita ancora aperta per la città e l’intero paese, ricordato nel 2008 dal film &lt;a href=&quot;http://twitchfilm.net/news/2010/04/denis-villeneuves-polytechnique-dominates-canadas-genie-awards.php&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;Polytechnique&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; di Denis Villeneuve, il regista del Quebec il cui ultimo lavoro, &lt;a href=&quot;http://www.indie-eye.it/cinema/strana-illusione/venezia-67-giornate-degli-autori-incendies-di-denis-villeneuve-canada-2010/&quot;&gt;&lt;span style=&quot;color:blue&quot;&gt;Incendi&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;, è stato acclamato dal pubblico della recente Mostra del cinema di Venezia. Nonostante queste storie siano ancora nella memoria degli abitanti di Montreal, i conservatori hanno buon gioco a insistere su leggi meno restrittive per il possesso di armi da fuoco. Chissà allora se, in futuro, Michael Moore non ci pensi due volte prima di entrare senza bussare in casa della gente. &lt;/p&gt;
&lt;p align=&quot;justify&quot;&gt;&lt;div style=&quot;text-align:right&quot;&gt;&lt;strong&gt;Simone Natale&lt;/strong&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.clab.fondazionecrt.it/files/imagecache/per_news/immagini_news/6_armi-tre_pistole.jpg?time=456f0b0a26cc0a958b6639aa9426edb6&quot; alt=&quot;&quot; title=&quot;Foto di Simone Natale&quot;  class=&quot;imagecache imagecache-per_news&quot; /&gt;
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 <pubDate>Wed, 29 Sep 2010 17:56:15 +0200</pubDate>
 <dc:creator>IlContesto</dc:creator>
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 <title>Eventi giornata mondiale dell&#039;ambiente</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/eventi-giornata-mondiale-dellambiente</link>
 <description>&lt;p&gt;proiezione del film A CRUDE AWAKENING – THE OIL CRASH&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;(Svizzera, 2006, 85’) – Il film avvalendosi del parere di esperti affronta il tema delle riserve petrolifere mostrandone non solo tutta la potenziale pericolosità ma anche le attuali vie di uscita.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;martedì 9 giugno  &lt;/p&gt;
&lt;p&gt;ore 21.00 ARENA ENVIPARK&lt;br /&gt;
Centro Congressi Envipark – via Livorno 58  - Torino&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;INGRESSO GRATUITO&lt;/p&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.clab.fondazionecrt.it/files/imagecache/per_news/?time=456f0b0a26cc0a958b6639aa9426edb6&quot; alt=&quot;&quot; title=&quot;&quot;  class=&quot;imagecache imagecache-per_news&quot; /&gt;
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 <pubDate>Mon, 08 Jun 2009 11:05:55 +0200</pubDate>
 <dc:creator>DavideMariaGiachino</dc:creator>
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 <title>Blogger, maggio 2009</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/blogger-maggio-2009</link>
 <description>&lt;p&gt;Il ristorante Fortezza Medicea di Volterra, il cui personale è principalmente composto da ergastolani dell&amp;#8217;omonimo carcere di massima sicurezza, è un esempio di riabilitazione virtuosa. Si consiglia di prenotare almeno due mesi in anticipo. Conto medio 35/40 euro.&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://blog.gamberorosso.it/kelablu/node/355&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://blog.gamberorosso.it/kelablu/node/355&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Andrew Miles, membro del &lt;em&gt;Research into the Arts and Criminal Justice Think Tank &lt;/em&gt;(REACTT), non capisce perchè, nonostante i risultati positivi ottenuti da molte iniziative, il sistema penitenziario britannico continui a essere sospettoso nei confronti della riabilitazione tramite attività artistiche. Una delle ragioni è l&amp;#8217;indubbia difficoltà di far accettare all&amp;#8217;opinione pubblica più conservatrice che i carcerati stanno seguendo costosi corsi di danza contemporanea e workshop musicali a spese dei contribuenti.&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.guardian.co.uk/artanddesign/artblog/2007/mar/08/giveprisonartsprojectsabr&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://www.guardian.co.uk/artanddesign/artblog/2007/mar/08/giveprisonartsprojectsabr&lt;/a&gt; (in inglese)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il progetto &lt;em&gt;Prison Diaries&lt;/em&gt; utilizza strumenti web - blog, video e podcast - per pubblicare i diari personali di alcuni detenuti giamaicani. In uno dei Paesi a più alto numero di omicidi del mondo, denunciare le reali condizioni di vita di un sistema in sovraffollamento cronico permette anche di contrastare pregiudizi diffusi dai media generalisti.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://rising.globalvoicesonline.org/blog/2008/02/21/inmates-take-on-blogs-to-start-a-reform-of-society&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://rising.globalvoicesonline.org/blog/2008/02/21/inmates-take-on-blogs-to-start-a-reform-of-society&lt;/a&gt; (in inglese)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;L&amp;#8217;Istituto Correzionale Lawtey (Florida), che offre corsi motivazionali finanziati e gestiti da volontari, è stato accusato nei primi anni 2000 di obbligare i detenuti a seguire funzioni religiose. L&amp;#8217;agguerrito reverendo Barry Lynn, detrattore del programma, ha denunciato la mancata divisione tra Stato e Chiesa: gli amministratori della &lt;em&gt;Jesus jail&lt;/em&gt;, come è stata spesso definita, hanno risposto che i programmi sono tutti ad adesione volontaria e che le probabilità di reintegro sono molto alte.&lt;br /&gt;
&lt;a href=&quot;http://www.cbsnews.com/stories/2005/06/30/eveningnews/main705598.shtml&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://www.cbsnews.com/stories/2005/06/30/eveningnews/main705598.shtml&lt;/a&gt; (in inglese)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Il sistema penitenziario irlandese ha recentemente raggiunto la saturazione. Il numero dei detenuti tocca il 105% della capacità ufficiale degli istituti, stimata a circa 3600 posti letto: nel 2008 alcuni istituti sono stati ampliati ma molti detenuti dormono ancora sul pavimento delle celle. Charlie Flanagan, esponente dell&amp;#8217;opposizione, ha dichiarato che il sovraffollamento carcerario crea tensione e violenza e, soprattutto, diminuisce le probabilità di successo della riabilitazione, già drammaticamente basse.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;a href=&quot;http://www.breakingnews.ie/ireland/eyaucwideygb&quot; target=&quot;_blank&quot;&gt;http://www.breakingnews.ie/ireland/eyaucwideygb&lt;/a&gt; (in inglese)&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;div style=&quot;text-align:right&quot;&gt;&lt;strong&gt;Andrea Ballatore&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;

</description>
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 <pubDate>Wed, 27 May 2009 23:20:41 +0200</pubDate>
 <dc:creator>IlContesto</dc:creator>
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 <title>Michel Maffesoli a Torino</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/michel-maffesoli-a-torino</link>
 <description>&lt;p&gt;Incontri con Michel Maffesoli&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Michel Maffesoli, uno dei maggiori sociologi contemporanei, conosciuto soprattutto per la sua “teoria delle tribù”, docente di sociologia all’Università Paris Descartes Sorbonne, sarà a Torino il 28 e 29 maggio per due incontri aperti sul tema “Tribù e stili di vita nella metropoli” (28 Maggio 2009 ore 14-16 - aula F - via Plana, 10) e “Le apocalissi contemporanee” (29 Maggio 2009 ore 9-13 - aula 3 Palazzina Luigi Einaudi - Lungo Dora Siena 68, corso Regina Margherita 60). Ingresso libero.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt; &lt;a href=&quot;http://www.scipol.unito.it/allegati/2008/SOCIOLOGIA/Incontri%20con%20Maffesoli.pdf&quot; title=&quot;http://www.scipol.unito.it/allegati/2008/SOCIOLOGIA/Incontri%20con%20Maffesoli.pdf&quot;&gt;http://www.scipol.unito.it/allegati/2008/SOCIOLOGIA/Incontri%20con%20Maf...&lt;/a&gt;&lt;/p&gt;

</description>
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 <category domain="http://www.clab.fondazionecrt.it/category/categorie/accade-a-torino">Accade a Torino</category>
 <pubDate>Sat, 23 May 2009 11:33:26 +0200</pubDate>
 <dc:creator>CarloGenova</dc:creator>
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 <title>Un anno fa</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/un-anno-fa</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;Pubblichiamo qui di seguito l’editoriale del nuovo numero de Il Contesto. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Circa un anno fa, nel maggio 2008, un laconico portavoce del Ministero dell’Ambiente della Sassonia tedesca spiegava ai giornalisti che fine avevano fatto quei famosi treni partiti dalla Campania dell’emergenza rifiuti per trasportare tonnellate di spazzatura in Germania. “Buona parte di questi rifiuti non sono stati bruciati” aveva precisato. I rifiuti non organici erano stati separati e indirizzati nell’efficiente sistema di riciclaggio in funzione in Germania; il resto, “una parte minore”, era stato trattato in un impianto e venduto alle industrie, che l’avrebbero utilizzato per produrre energia. &lt;br class=&quot;bb-br&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
La vicenda di quei treni dal carico sgradevole, ma in buona parte riciclabile, riassume bene quanto speriamo di avere imparato da quello che è successo a Napoli: che chi, come la Germania, si è mosso in tempo, sviluppando fin dall’inizio degli anni novanta un sistema di raccolta differenziata funzionale e agevole per i cittadini, oggi ne raccoglie i frutti; e che la soluzione per il nostro paese non va cercata nelle misure straordinarie, ma in uno sforzo comune di istituzioni e cittadini per giungere alla costruzione di un sistema sano e sostenibile.&lt;br class=&quot;bb-br&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
Abbiamo scelto di dedicare l’inchiesta guida di questo numero a un caso apparentemente in contraddizione con quanto detto fino a qua. “Germania, modello Napoli” racconta dei legami tra criminalità e smaltimento dei rifiuti che hanno fatto tremare, se non il governo tedesco, alcune amministrazioni locali nelle regioni dell’ex Germania dell’Est. Le indagini e i processi che ne sono seguiti, raccontati dalla stampa tedesca facendo ampio riferimento alle vicende napoletane, non tolgono nulla alla funzionalità del sistema tedesco, che rimane un modello da imitare. Dimostrano, però, che la questione dei rifiuti è uno dei punti critici, delle zone deboli che la nostra società, con la massima urgenza, deve riconoscere come tali. Lo è a Napoli, e lo è, anche se in misura minore, millecinquecento chilometri più a nord, dove la raccolta differenziata è un’abitudine assodata e dove “tutto funziona bene”. &lt;br class=&quot;bb-br&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
Non solo in Campania, ma in molte regioni italiane possiamo parlare, oggi, di “emergenza rifiuti”. Altri giornali, e altre inchieste, hanno fatto molto per svelare gli interessi della ‘Ndrangheta in Calabria, della mafia in Sicilia. Al Nord la situazione è migliore, ma rimangono grandi contraddizioni e problemi. (A Torino, dove ha sede la nostra redazione, si parla da anni dell’inceneritore di Gerbido, ma molti scommettono che l’inizio dei lavori tarderà di ancora cinque anni, e rimangono molto dubbi sulla sensatezza del progetto.) Il rischio è che, della drammatica esperienza napoletana, rimanga troppo poco: un commissariamento, alcune sedute del governo a Napoli, l’indignazione di un’estate. Anche per questa ragione, a qualche mese di distanza, abbiamo voluto riflettere su quanto è successo, dedicando un numero della nostra rivista non solo agli inquietanti intrecci tra criminalità e spazzatura, ma anche a una quantità di piccoli gesti con cui, nella nostra esistenza quotidiana, ci rapportiamo alla questione “monnezza”.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;div style=&quot;text-align:right&quot;&gt;&lt;strong&gt;Simone Natale&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;
&lt;img src=&quot;http://www.clab.fondazionecrt.it/files/imagecache/per_news/immagini_news/editoriale_rifiuti.JPG?time=456f0b0a26cc0a958b6639aa9426edb6&quot; alt=&quot;&quot; title=&quot;Un anno fa&quot;  class=&quot;imagecache imagecache-per_news&quot; /&gt;
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 <pubDate>Wed, 06 May 2009 15:28:01 +0200</pubDate>
 <dc:creator>IlContesto</dc:creator>
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 <title>Riciclare il software</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/riciclare-il-software</link>
 <description>&lt;p&gt;Nonostante lo smaltimento del software in disuso non comporti spese ingenti, l&#039;industria informatica ha sempre dimostrato forte interesse nelle tecniche di riuso di questo prezioso asset tecnologico. Anche se non mancano analogie, il tentativo di estrarre valore da codice sorgente obsoleto o invenduto pone problematiche più complesse del riciclo di alluminio e vetro.&lt;br class=&quot;bb-br&quot; /&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;Nel 1968 Douglas McIlroy ha suggerito l&#039;importanza dello sviluppo e della standardizzazione di componenti software riutilizzabili: il suo paper intitolato &quot;Mass produced software components&quot; ha inaugurato una serie di sforzi ingegneristici volti a facilitare il riuso di prodotti software in contesti differenti. I design patterns degli anni &#039;90, ispirati al metodo ideato dall&#039;architetto Christopher Alexander per risolvere problemi ricorrenti di urbanistica, e i framework commerciali basati su tecnologie Java e C# dell&#039;ultima decade ribadiscono la centralità che questo concetto riveste nell&#039;ingegneria del software. &lt;br class=&quot;bb-br&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
Il luogo in cui il riuso ha più spazio operativo è senza dubbio la comunità open source: l&#039;irlandese Tim O&#039;Reilly, fondatore di O&#039;Reilly Media - uno più autorevoli editori internazionali di manualistica informatica - sostiene da anni i vantaggi del riciclo del software abbandonato. Una parte di codice può sempre essere convertita in materia prima a basso costo da reiniettare nell&#039;industria, alimentando il circolo virtuoso della continued innovation. Tradizionalmente le aziende conservano i brevetti sul software inutilizzato nella speranza di realizzarci guadagni in un secondo tempo, strategia che secondo O&#039;Reilly ha spesso costi nascosti: anche se il codice sorgente non ha data di scadenza, conservarlo troppo a lungo può inibire un sano e auspicabile aggiornamento tecnologico. &lt;br class=&quot;bb-br&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
Anche Jim Whitehurst, amministratore delegato di Red Hat - una delle maggiori società di servizi informatici basate su un modello di business aperto - ha ricordato recentemente che “la maggior parte del software è scritto all&#039;interno delle aziende, non rivenduto e sfruttato in minima parte. Lo spreco di risorse è straordinario”. La proposta imprenditoriale di Whitehurst consiste proprio nel rispolverare questi rifiuti digitali, rimetterli in circolazione a costi molto contenuti e liberarne così il potenziale economico in un vantaggio globale per tutti gli operatori del settore - senza disdegnare i profitti che la sua azienda otterrebbe da questo processo di lifting high tech. &lt;br class=&quot;bb-br&quot; /&gt;&lt;br /&gt;
L&#039;idea non convince tutti ed è innegabile che la riciclabilità di vecchi sistemi progettati per domini molto specifici sia piuttosto limitata e che il modello non possa essere applicato trasversalmente a tutta l&#039;industria. È difficile prevedere se nello scenario di recessione globale questa proposta collaborativa decollerà e rovistare nella spazzatura altrui diventerà una prassi per tagliare i costi, ma basta dare un&#039;occhiata al web server Apache, al sistema operativo GNU/Linux e al popolare browser Mozilla Firefox - prodotti sviluppati sulla base di grosse quantità di codice proveniente da progetti commerciali abbandonati - per percepire in maniera lampante il capitale imprigionato nei rifiuti software. Un capitale democratico, moltiplicabile, fluido e universale.&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;div style=&quot;text-align:right&quot;&gt;&lt;strong&gt;Andrea Ballatore&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;

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 <pubDate>Wed, 01 Apr 2009 15:22:52 +0200</pubDate>
 <dc:creator>IlContesto</dc:creator>
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 <title>Domande per strada</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/domande-strada-1</link>
 <description>&lt;p&gt;&lt;em&gt;La redazione de Il Contesto ha raccolto l’opinione di alcune persone sull’immigrazione e sulla percezione degli abitanti. Ne pubblichiamo alcune qui di seguito. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nella zona dove vivi ci sono molti immigrati? Come giudichi la loro presenza e il loro apporto?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Io abito a Borgo Po che è un quartiere molto tranquillo. Per me gli “stranieri” sono le madame coi SUV, e io per loro sono favorevole all’espulsione.&lt;br /&gt;
Ma quando ero piccolo stavo a Porta Palazzo: era bellissima, 50% di torinesi doc e 50% di meridionali. C’era una grandissima solidarietà di cortile, di ballatoio. Oggi però è degradato, c’è lo spaccio…&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Bruno, 59 anni, impiegato.&lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come vivi la presenza degli stranieri nel tuo quartiere? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Il mio è un quartiere molto popoloso, ciononostante gli stranieri non sono moltissimi. Ultimamente si vedono in giro africani o maghrebini, e la mia reazione istintiva è un po’ di paura o distanza. Forse è colpa della tv, ma anche loro.&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Maria Anita, 42 anni corso Belgio. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel tuo quartiere ci sono molti immigrati?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
 No, il mio quartiere è abbastanza d&#039;élite, qui le case costano anche 300.000 euro. In realtà ci sono immigrati, ma sono i vecchi arrivati dal sud negli anni Sessanta. Gli immigrati di adesso sono in altre zone.&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Luigi, 46 anni, commerciante a Venaria. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nella tua zona  vive un cospicuo numero di stranieri? Secondo te, rappresentano più un danno o una risorsa?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Io abito in San Paolo. Ce ne sono abbastanza, ma è un quartiere molto grosso. Ci sono prevalentemente attività commerciali che vanno bene. Non vedo tanta delinquenza, quelli che ci abitano non fanno casino. Gli algerini fanno casino. Al supermercato di zona, della catena SMA, ultimamente sono aumentati i furti. Se ci sono iniziative culturali per l’integrazione? Non credo, o almeno non ne sono al corrente.&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Tiziana, 40 anni, istruttrice di danza. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Secondo te gli immigrati rappresentano più un danno o una risorsa per la zona in cui abiti?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Qui ci sono solo i call-center e le risse che gli immigrati fanno tra di loro, che mettono in pericolo anche noi. Ci sono molti africani, gente dell&#039;est e cinesi. Al mercato ormai quasi tutti i banchi sono loro. I prezzi sono generalmente più bassi per i prodotti industriali, ma sui prodotti freschi non ci fidiamo, li prendiamo al supermercato.&lt;br /&gt;
&lt;strong&gt;Ma in questa zona non c’è anche il Centro Interculturale? E’ in corso Taranto. &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Si, c’è, ma è una scuola. Qui c’è sempre più il degrado, e siamo anche stufi di dirlo.&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Marco, 31 anni, Barriera di Milano. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Reputi che la presenza degli immigrati abbia migliorato o peggiorato la tua zona? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Io abito a Madonna del Pilone, che è un quartiere di residenti in prevalenza piuttosto anziani. Case piccole, di proprietà. Gli stranieri hanno attività commerciali, soprattutto ristorazione e banchi al mercato. Naturalmente ci sono anche badanti e muratori, nei cantieri sono tutti stranieri. Non so dire se il quartiere ha giovamento, non ho il polso della situazione.&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Rosella, 55 anni, impiegata. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Nel tuo quartiere ci sono molti stranieri? Pensi che la loro presenza costituisca una risorsa? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Ce ne sono e no, non sono per niente una risorsa. Fanno solo casino, sporcano, sono maleducati. Una volta qui si conviveva bene, ci si rispettava! Questi immigrati stanno rovinando tutto il quartiere!&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Aliona, 69 anni, immigrata dalla Russia negli anni Settanta, Corso Francia. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come percepisci la presenza degli stranieri nel quartiere dove abiti?&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Il mio è un quartiere muti-etnico di cui si fa un gran parlare, ma io ho vissuto a Palermo e Milano e ci sono zone in cui la situazione non è tanto diversa. No, aspetta, è diversa: qui e a Milano ci sono le ronde padane, a Palermo no.&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Antonino, 21 anni, studente, San Salvario. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;Come percepisci la presenza di stranieri nel tuo quartiere? Il loro apporto ha migliorato o peggiorato la tua zona? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Per me la presenza nel mio quartiere degli stranieri è legata solo al saporitissimo kebab che fanno all&#039;angolo della via. Quando passo di lì mi sento come se fossi in Siria.&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Angela, 37 anni, Crocetta. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;strong&gt;What do you think about Turin as a multi-cultural town? &lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;
Multi-cultural town? Do you really think Torino is a multi-cultural town?&lt;br /&gt;
&lt;em&gt;Josh e Pamela, turisti newyorkesi incontrati in via Roma. &lt;/em&gt;&lt;/p&gt;
&lt;p&gt;&lt;div style=&quot;text-align:right&quot;&gt;&lt;strong&gt;a cura di Tazio Brusasco&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;

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 <pubDate>Mon, 16 Mar 2009 16:40:35 +0100</pubDate>
 <dc:creator>IlContesto</dc:creator>
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 <title>I rifiuti campani… visti dalla Germania</title>
 <link>http://www.clab.fondazionecrt.it/daiclabbers/i-rifiuti-campani%E2%80%A6-visti-dalla-germania</link>
 <description>&lt;p&gt;La stampa tedesca ha seguito con particolare attenzione il problema dei rifiuti in Campania sia per dovere di cronaca, sia per interesse diretto: durante la crisi difatti la Germania, da sempre molto attenta all’ambiente e agli aspetti del riciclo e dello sviluppo sostenibile, era anche la mèta dei treni speciali carichi di parte dei rifiuti non smaltiti in Campania. Per capire meglio come i tedeschi abbiano percepito la questione, può essere utile scorrere oggi i principali periodici tedeschi di allora. Grande enfasi è dedicata alle manifestazioni estreme e più violente della crisi, sebbene molti giornalisti non mancassero di avvertire che gli scontri tra manifestanti e forze dell’ordine, gli autobus dati alle fiamme e i roghi di immondizia ai bordi delle strade fossero eventi scientemente pilotati e rispondenti a una precisa strategia criminale: creare “l’emergenza” per riuscire a smobilitare finanziamenti statali straordinari di cui la Camorra avrebbe poi, col tempo e col ritorno alla calma (comandata e apparente!), saputo approfittare. La Süddeutsche Zeitung, il maggiore quotidiano bavarese, di impostazione socialdemocratica, affronta il tema in un articolo pubblicato il 7 gennaio 2008 dal titolo “Col tanfo fino alle ginocchia”, nel quale afferma come la crisi sia in realtà l’epifenomeno di un processo che, seppur mai prima d’ora con manifestazioni così evidenti, andava montando ormai da anni. L’autore, Stefan Ulrich, riassume la situazione di Napoli in un icastico motto che richiama, modificandoli beffardamente, i tipici slogan dei cartelli turistici: “Napoli – Città dell’immondizia”. &lt;br class=&quot;bb-br&quot; /&gt; Quando poi si è scoperto che anche in Germania avvenivano traffici affini a quelli campani, con tutto l’annesso di connivenze e corruzione (anche di dipendenti pubblici!), Der Spiegel, in un articolo apparso sul numero 39 (settembre 2008) e intitolato “Rifiuti. Il Modello Napoli”, fa subito un parallelo con la situazione italiana (“Fare affari coi rifiuti sembrava - fino ad oggi - una specialità della mafia italiana”). In generale, la stampa tedesca - raramente benevola con Berlusconi e sempre attenta alle nostre vicende politiche - non ha mancato di far notare il ruolo significativo giocato dalla crisi dei rifiuti nel passaggio di consensi dalla coalizione di centrosinistra guidata da Prodi - allora al governo - a quella di centrodestra guidata da Berlusconi. Birgit Schönau su Die Zeit (ultimo numero di maggio 2008) sottolinea come l’attuale premier abbia saputo sfruttare il lato mediatico della crisi insediando il primo Consiglio dei Ministri proprio a Napoli e come, con la successiva decisione di imporre la costruzione di nuove discariche in Campania, abbia riscosso il plauso persino di esponenti politici a lui avversi, quali Bassolino e Jervolino, oltre che un’impennata nei sondaggi di gradimento tra la popolazione. Riprendendo una considerazione della Schönau, espressa in una nota di perfido sarcasmo e realismo politico, si può affermare che “anche la politica del pattume può essere telegenica”. &lt;div style=&quot;text-align:right&quot;&gt;&lt;strong&gt;Tazio Brusasco&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/p&gt;

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 <pubDate>Mon, 02 Mar 2009 14:28:47 +0100</pubDate>
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